La Storia del Karate Do

 

Alla domanda cos'è il Karate il Maestro Kenei Mabuni, in una sua intervista, rispondeva: "Sommariamente, il karate - do deriva dall'arte del combattimento a mani nude trasmessa segretamente da gran tempo nell'isola di Okinawa. Si tratta di una sottile arte dell'autodifesa che permette di vincere il nemico per mezzo delle più varie tecniche utilizzando le diverse parti del corpo in modo razionale ed efficace, ad esempio colpi di pugno e di mano diretti o circolari, calci e anche proiezioni e immobilizzazioni....

Ma il vero karate - do non è una semplice arte del combattimento. Il suo primo obiettivo è forgiare il corpo e lo spirito. In effetti quest'arte è stata praticata e approfondita con lo scopo di giungere alla dignità di un saggio. Gli adepti di karate - do devono riflettere sul senso di queste due massime: "L'arte del pugno è quella di un saggio" (kunshi-no-ken) e "Il karate non comincia con un attacco" (karate-ni-sente-nashi). Essi non devono mai dimenticarle"

Il karate è un'arte marziale a mani nude di origine Okinawense.Piantina Isola di Okinawa

Si tratta di un'arte da combattimento, per cui l'elaborazione delle tecniche ha avuto come obiettivo principale lo studio delle tecniche di attacco a difesa più efficaci. Le tecniche maggiormente utilizzate si avvalgono dell'uso di mani e piedi. A questi si aggiungono, più di rado ma non con meno efficacia, l'uso dei gomiti, delle ginocchia e a volte anche della testa. Inoltre si possono utilizzare tecniche per proiettare lontano l'avversario, o per immobilizzarlo.

Oggi il karate, che in massima parte ha perso quasi del tutto il suo suffisso do, è conosciuto quasi esclusivamente come uno sport agonistico. Molto si è perso delle parole del Maestro Mabuni. Secondo quelle parole il karate si accosterebbe più alla filosofia che allo sport agonistico, benché le due cose in realtà si interpenetrino.

In realtà la storia del karate do si perde nella notte dei tempi.

Immagine del Monaco Zen BodhidharmaLa tradizione fa nascere le Arti Marziali orientali dalla venuta in Cina di Bodhidharma - in indiano -, Ta Mo - in cinese -, Daruma Daishi - in giapponese. Questi si reca dall'India alla Cina per portare nelle terre orientali il vero Dharma, la vera dottrina del Buddha, recandosi presso il famoso Tempio di Shaolin, cosa che lo fa anche riconoscere come il primo Patriarca dello Zen Giapponese (o C'Han cinese). Nel Tempio resta immerso in meditazione (zazen) per nove anni davanti ad un muro, raggiungendo così la piena illuminazione. Ma quello che interessa per quanto riguarda le Arti Marziali è che portò con se un metodo di combattimento che divenne col tempo il Kung Fu del Tempio di Shaolin.

Arrivando ad un epoca più moderna, nel 1477 il Re Shoshin di Okinawa proibì l'uso di tutte le armi, per cui per difendersi gli okinawensi dovettero migliorare le forme di lotta già presenti nell'isola e note con il nome di Okinawa Te. Queste tecniche vennero perfezionate con l'integrazione delle tecniche del Kung Fu cinese, portato ad Okinawa da alcune famiglie cinesi che si erano nel frattempo stabilite nell'Isola per relazioni commerciali, cambiando il nome dell'Arte del combattimento in To De, mano cinese.

Quando l'Isola venne invasa dai giapponesi, questi, per mantenere un maggior controllo sulla popolazione, mantennero la proibizione dell'uso delle armi, proibendo anche lo studio del To De ritenuto, non senza giusta ragione, pericoloso per le truppe di invasione. Le uniche famiglie che potevano continuare a praticare apertamente l'Arte erano quelle dei Samurai e delle persone introdotte a corte, mentre il resto della popolazione era costretto a studiare in segreto o addirittura di notte. La situazione rimase immutata fino a quando il Maestro Anko Itosu, dopo la definitiva annessione dell'Isola di Okinawa al Giappone di cui divenne Prefettura, riuscì a far inserire il To De nei programmi di educazione fisica delle scuole di Okinawa, come esercizi ginnigi per migliorare la prestazioni fisiche e di salute degli studenti.

Da allora ci fu una sorta di epoca d'oro del To De, ed ebbe una grande diffusione nell'Isola, per poi approdare in Giappone nel 1922 con laFotografia del Maestro Gichin Funakoshi in età avanzata prima dimostrazione pubblica a Tokyo tenuta dal Maestro Gichin Funakoshi presso il Dojo Kodokan del Maestro Jigoro Kano.

Il Maestro Funakoshi iniziò a chiamare il To De con il nome di Kara Te, che può essere tradotto sia come mano cinese, ma anche come mano vuota. Da allora il Karate Do ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo.

Il Dojo

Lo spazio di pratica della Scuola di Arti Marziali Ryu Jo Kan nasce come Dojo, ovvero come luogo (JO) dove si segue una Via (DO). L'aspetto é curato in ogni aspetto per rispondere alle caratteristiche che un Dojo giapponese rispecchia.

Un luogo ove ci sia accrescimento non solo tecnico - sportivo, ma anche culturale e spirituale.

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