Bambini eseguono tecnica di karate

Bambini e Karate - una intervista

Abbiamo chiesto ai bambini che frequentano la Scuola di Karate Ryu Jo Kan già da qualche tempo, che cosa

trovano nella pratica del karate e cosa li motiva a venire ad allenarsi sempre. Ecco di seguito alcune risposte:

“Nonostante sia difficile, perché è un percorso complesso e strutturato con passaggi di cintura, tante tecniche e kata da imparare, lo trovo divertente, mi piace soprattutto allenarmi con i miei amici”.

In effetti, durante gli allenamenti i bambini eseguono molti esercizi di ginnastica per irrobustirsi, successivamente vengono insegnate le tecniche fondamentali di parata e di attacco (Kihon); le forme, ovvero gli esercizi di stile costituiti da una serie preordinata di tecniche eseguite contro avversari immaginari (kata) ed infine il combattimento vero e proprio (kumite).

“Non c’è competizione ma solo sport e tantissimi giochi”.

Il maestro ha un ruolo fondamentale nel correggere i ragazzi, fargli acquisire consapevolezza del proprio corpo nello spazio, trasformare la ripetitività degli esercizi in qualcosa di stimolante e divertente, il gioco nello sport è molto importante soprattutto durante gli allenamenti dei più piccoli.

“L’anno scorso non ho potuto provare il combattimento perché il Maestro diceva che ero troppo piccolo e anche perché non avevo frequentato tutte le lezioni e non avevo fatto tutto il percorso completo. Quest’anno vorrei iniziare e partecipare anche a delle gare”.

Per quanto riguarda i bambini, possono iniziare ad allenare il kumite (combattimento) già dalla cintura arancione, ma devono avere dei requisiti di base, capacità di controllo ed attenzione, oltre alla padronanza di un bagaglio tecnico di base.

“Finalmente quest’anno ho potuto partecipare alla mia prima gara, ne sono rimasto entusiasmato e questo mi ha stimolato ad allenarmi di più e sempre meglio”.

Partecipare alle gare è molto importante perché permette ai ragazzi di superare quelle piccole paure e insegna ad affrontare una situazione di difficoltà. Non da ultimo imparare dai propri errori. C’è un profondo valore pedagogico nell’errore, sbagliare è naturale, quel che è importante è imparare a non mollare ma continuare a imparare.